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DON TRAPPO LEINI COPERTINA

Le autorità civili militari e religiose presenti domenica scorsa all'inaugurazione 

 Capellano degli Alpini e reduce di Russia

 Gays «Oggi coroniamo un sogno: quello di ricordare con un parco don Trappo che fu grande amico degli alpini di Leinì e non solo»

Davide Aimonetto

Il gruppo Alpini di Leinì, guidato da Alessandro Gays, aveva un sogno: intitolare un parco, un’ara pubblica, alla figura del cappellano militare, reduce di Russia, don Giovanni Trappo, scomparso undici anni fa.

Ebbene, domenica scorsa questo sogno si è avverato, con l’inaugurazione del parco della Rimembranza, intitolato “Parco Monsignor Giovanni Trappo”. Una figura straordinaria quella di don Trappo, quasi epica.

Cappellano militare degli Alpini durante la seconda guerra mondiale. Fra i pochi sopravvissuti della ritirata di Russia, dove con coraggio ed abnegazione portò in salvo molti soldati.

LEINI DON TRAPPO 08 

A don Giovanni Trappo, poi Monsignore e Cappellano di Sua Santità, generazioni di Alpini hanno guardato con grande ammirazione e rispetto.

Nato in Val di Susa nel 1917, nel 1939 è ordinato sacerdote, ed inviato come viceparroco ad Almese. Ma minacciose nubi di guerra arrivano a toccare anche le sue valli.

Nel 1941, con il grado di Tenente Cappellano degli Alpini, don Trappo, all’interno della divisione “Cuneenese”, viene inviato con i suoi uomini prima sul fronte albanese, poi nell’inferno bianco russo.

Dove alla tragedia degli alpini dell’Armir resterà per sempre legato, ricevendo diverse medaglie al merito ed onorificenze, sia per i suoi meriti militari, che per aver salvato tanti soldati.

Una tragica esperienza quella russa, che segnerà per sempre la sua vita, sia come Alpino che come sacerdote. Rientrato in Italia, viene catturato al Brennero con il suo reparto, deportato in ben sette campi di prigionia tedeschi.

LEINI DON TRAPPO 13 

Fra il 1947 ed 1950 è Cappellano per gli emigrati italiani in Belgio e Svizzera, ma le sue condizioni di salute, compromesse dall’evento bellico, lo costringono a rientrare in Italia, diventando insegnante a Foresto, una frazione di Bussoleno.

Ma non dimenticò mai i “suoi” Alpini, soprattutto quelli rimasti nella morsa del gelo e nel freddo della tormenta russa.

Non c’era rievocazione, adunata, festa di gruppo o di sezione Alpina, scandita dalla presenza di don Trappo, dove non smise mai di fare apostolato tra le Penne nere.

Sempre vicino ai suoi Alpini, ma con un pensiero deferente a “chi era andato avanti”, per non dimenticare quei giovani morti a causa della follia della guerra.

Nel 1993 riceve la cittadinanza onoraria dal Comune di Meana di Susa, nel 1997 quella di Leinì, con cui aveva stretti rapporti, fin dai primi anni settanta.

Cavaliere della Repubblica italiana. Già nel 1974 fu nominato Cappellano onorario del gruppo Ana di Leinì, con cui aveva stretti rapporti.

 «Poter intitolare oggi a Monsignor Trappo questo parco – ha sottolineato Alessandro Gays, capogruppo degli Alpini di Leinì – rappresenta la degna continuazione di un grande rapporto di stima e fiducia nei confronti di don Trappo. Un Alpino, un sacerdote, che non ha mai esitato nella sua vita, sia di fronte al pericolo, che nell’annunciare quella parola di Dio, che in tanti campi di battaglia, fu l’ultima parola di speranza e di pace, ascoltata da giovani morenti».

LEINI DON TRAPPO 25

Molti i gruppi Ana di tutta la zona, riuniti domenica scorsa, per celebrare l’intitolazione del Parco, tra gli altri la sezione di Torino e quella di Susa, con i rispettivi gagliardetti. 

«Ringrazio tutti quelli che oggi sono qui a ricordare don Trappo – ha sottolineato il sindaco Renato Pittalis – una grande figura che non deve essere dimenticata. A questo proposito – ha concluso il sindaco – desidero ringraziare, non solo gli Alpini, ma tutti i tecnici ed i funzionari del Comune, che si sono impegnati per il buon esito dell’iniziativa».

 

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