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ANPI MAPPANO 01

  L'autore con il sindaco Grassi, l'assessore Maestrello e la presidente dell'Anpi di Caselle Giusy Chieregatti

 Gremita Sala Garofalo nella serata promossa dall'Anpi  

Il sindaco Francesco Grassi «Fare memoria è un compito che spetta a tutti noi»

Davide Aimonetto

Si è dovuto attendere pazientemente che le restrizioni anticovid si allentassero un po’, per poter assistere alla presentazione mappanese del libro dedicato a Giuseppe Grassi, a cura del nipote  Andrea Musacchio “La Storia del Partigiano C.”, avvenuta venerdì scorso, presso la sala Garofalo, grazie alla sezione casellese dell’Anpi intitolata “Santina Gregoris”, al professor Marco Sguayzer, ed alla giornalista Nadia Bergamini, del quotidiano “La Stampa”. Un attesa però che ne è valsa la pena, e che sancisce, la ripresa delle attività e delle iniziative “in presenza”, come ha ricordato all’inizio della serata, la stessa Bergamini, che poi ha moderato l’incontro tra l’autore, il pubblico ed il professore che per diversi anni ha dato il suo contributo di studi e ricerche, presso l’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contenporanea.

«Questo volume fu presentato a Caselle, pochi giorni prima – ha esordito la giornalista – che scoppiasse la pandemia da Covid 19, che di fatto paralizzò ogni uscita pubblica e manifestazione di qualunque genere. Era già nei programmi, una successiva serata mappanese ma gli eventi dei giorni successivi precipitarono. Rendendo impossibile qualsiasi cosa che prevedesse un assembramento, anche di poche persone. Ecco questa sera noi siamo qui, per riallacciare idealmente un filo con quei giorni. Certo tutto è cambiato. Ma la passione di conoscere, imparare, informarsi, quella è rimasta intatta. Ci eravamo promessi che saremmo ripartiti con questo libro e con questa storia. Eccoci insieme».

Nel libro di Andrea Musacchio, che racconta le vicende, le storie, e anche le scelte che portarono suo nonno, a prendere la via delle montagne, e diventare partigiano, in poco più una ottantina di dense e significative pagine, c’è il condensato della storia di un uomo, poco più di un ragazzo, che scampa a ben quattro rastrellamenti, che vede morire i suoi compagni di lotta, che lui stesso rischia la vita in diverse occasioni, ma in filigrana si legge l’enorme amore per la libertà  e la democrazia, che furono alla base delle scelte di quest’uomo.

«Ho raccolto con pudore, rispetto, e grande attenzione la storia di mio nonno – sottolinea il nipote Andrea Musacchio, poco prima che all’età di 94 anni si spegnesse – e ancora negli ultimi giorni, nella camera dell’ospedale, nelle sua mente tornavano nitide le vicende del 1944: i rastrellamenti, la fuga, il terrore. La scelta di fare memoria, di raccontare le sue memorie credo che, oltre ad essere un atto dovuto, rappresenti un importante contributo di conoscenza per le generazioni successive».

In un momento storico-sociale, dove si parla, o si straparla, di “dittatura sanitaria”, di organizzazioni neo e parafasciste che si muovono liberamente, assaltando la sede della Cgil, ricordare cosa è stato il nazifascismo nella sua massima espansione militare e politica, non è un puro esercizio retorico.

Giuseppe Grassi, nome di battaglia “Caseli”, è un uomo, definito dallo stesso autore “libero e verticale”, sia nella scelta di aderire alla Resistenza, che quella di combattere, ad appena 18 anni, per un paese democratico.

Il professor Sguayzer ha invece sottolineato, nel suo intervento, analogie e differenze, tra la situazione attuale e quella vissuta dal nipote di Andrea Musacchio. Pubblico molto attento e partecipe, come ha sottolineato lo stesso sindaco Francesco Grassi, nel suo intervento conclusivo:

«Giuseppe Grassi ha visto cose che noi a fatica riusciamo ad immaginare. Ha lottato per diritti che lui, nato nel 1925, non aveva neppure mai avuto modo di conoscere. Eppure ad appena 18 anni ha saputo da quale parte stare. Una lezione di vita che dovremmo fare nostra».

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