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Giulia Zarba

 Giulia Zarba, una piccola grande donna

Il profondo e intenso messaggio di Giulia

Nessuna bambina, ragazza, donna  deve mai più sentirsi sbagliata

Nella manifestazione per la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, organizzata questa mattina alla presenza delle autorità e di una rappresentanza della scuola di cui vi racconteremo nei prossimi giorni, tra i tanti e tutti importanti discorsi, il posto d'onore, lasceteci questa licenza, lo merita sicuramente lo scritto di Giulia Zarba, studentessa di terza media dell'Istituto Comprensivo "Falcone" che con le sue parole - le sue quelle che sono arrivate dal suo cuore - ha emozionato il pubblico.

Con una semplicità disarmante ha scritto parole pesanti che racchiudono la forza e il coraggio di una giovanissima donna che si sta ora affacciando alla vita, ma che nonostante i suoi appena 13 anni ha le idee ben chiare.

Uno scritto che abbiamo deciso di riproporvi integralmente, con il permesso di Giulia, e che vale davvero la pena di leggere e magari farci una riflessione

«Nessuna donna, ragazza, bambina, deve chiedere scusa a se stessa per non essere abbastanza.

Nessuna bambina, ragazza, donna deve pensare, nemmeno per un minuto, che l'amore si esprima con il bisogno di possesso e di controllo.

Consa vuol die "Non una di meno?". Vuol dire ch molte donne non ce la fanno ad affrontare la violenza , la subiscono e ogni volta che questo accade siamo tutti colpevoli.

Siamo tutti colpevoli perchè non sappiamo lottare contro la convinzione che una donna alla fine "un po' se la cerca..." Se la cerca perchè non fa abbastanza, perchè si veste in modo provocante, perchè contesta il marito o il padre, perchè parla troppo o troppo poco, perchè non è sotto controllo.

Da quelle situazioni non si riesce a scappare, non si riesce a denunciare, non si riesce a vincere la vergogna. E, così, vince la vergogna. Vince la solitudine.

Una donna che subisce vergogna chiede sempre aiuto: urlando o abbassando lo sguardo, ma chiede aiuto. Se non ce ne accorgiamo siamo tutti colpevoli di quella violenza. Possiamo uscirne solo evitando di giudicare il modo di truccarsi, di vestire, il comportamento.

Possiamo uscirne solo reagendo ad ogni piccolo gesto di violenza, anche solo per un fischio per strada o a scuola.

Possiamo uscirne ripetendoci che nessuna bambina, nessuna ragazza e nessuna donna è sbagliata e, dunque, nessuna, neanche per un momento, merita quel gesto di violenza.

Possiamo liberarci dalla violenza, quella fisica, quella verbale e quella dell pensiero. Possiamo farlo combattendo l'odio, combattendo la solitudine, guardando oltre i nostri giardini pieni di fiori, tenendoci per mano,  chiedendoci "come stai?", senza voltarci dall'altra parte.

La libertà non è un regalo, è una conquista e, se non è una conquista per tutti, allora diventa un privilegio. Non un diritto per ciascuna donna»

 

 


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