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Ghali

 Il rapper critica la sua imitazione su Instagram

 «Si può anche essere brave persone e non sapere che la storia del BlackFace va ben oltre un semplice make up, trucco o travestimento»

Simona Destino

Avete mai sentito il termine BlackFace?

È uno stile di make-up utilizzato nelle scenografie televisive e teatrali per assumere palesemente le sembianze di persone di colore, anche in maniera caricaturale.

Un fenomeno nato nella prima metà del 1800 negli Stati Uniti ed utilizzato con la volontà di deridere le persone di colore, con intenzioni palesemente razziste. Con l’arrivo di Martin Luter King negli anni ’60, il suo utilizzo è andato lentamente a spegnersi, almeno negli Stati Uniti, anche se non del tutto.

In Italia, invece, le vecchie abitudini persistono, ed è per questo che il programma di Rai1 “Tale e Quale Show” è finito nell’occhio del ciclone  per la sua ultima puntata, andata in onda venerdì scorso.

Il programma è costruito sull’imitazione del look e delle caratteristiche vocali di cantanti internazionali, da parte di VIP che di mestiere fanno tutt’altro. Un format famoso in tutto il mondo in cui l’utilizzo della BalckFace non è passata inosservata anche all’estero.

Il fatto è stato evidenziato da Ghali, rapper italiano di origini tunisine. In un altro contesto non avrei specificato le origini del cantante, di fatto non sarebbe rilevante, ma in questa circostanza reputo sia utile per capire il fenomeno di cui tanto si sta parlando.

Ghali Tale Quale Show

Mi spiego meglio: come mai non è stato un uomo o una donna bianca, di origine italiana, a sollevare la questione?

Probabilmente perché per gli italiani, bianchi, la questione non sussiste o per lo meno non è così rilevante da cercare di cambiare queste abitudini obsolete.  

«Non facciamo una bella figura né con chi è meno superficiale in questo paese e nemmeno con chi ci guarda da fuori» scrive Ghali nelle stories di Instagram «Ci sono tante caratteristiche che si possono riprodurre ed imitare in un personaggio. È la seconda volta che mi emulate in questo modo, dipingendo la faccia oltre a fare commenti usando luoghi comuni e paragoni su aspetto fisico e bellezza. Non mi sono offeso, davvero. Ma nemmeno ho riso. Bastava l’autotune ed un bel look. Perché il BlackFace è condannato ovunque specie in un anno come questo, in cui gli avvenimenti e le proteste sono stati alla portata di tutti»

Aggiunge ancora:

«Non c’è bisogno di fare il BalckFace per imitare me o altri artisti» infatti in passato sono stati imitati con lo stesso make-up cantanti internazionali come Rihanna e Stevie Wonder «Potrete dire che esagero, che mi devo fare una risata e che non si vuole offendere nessuno, lo capisco. Ma per offendere qualcuno basta semplicemente essere ignoranti, non bisogna per forza essere cattivi o guidati dall’odio. Si può anche essere delle brave persone e non sapere che la storia del BalckFace va ben oltre un semplice make-up, trucco o travestimento».

RihannaTale Quale Show

La protesta di Ghali è un richiamo alla sensibilizzazione sulla questione spiegando anche le origini del fenomeno. Il suo discorso fa riflettere anche su come la televisione sia sempre uno dei social media per eccellenza quando si tratta di comunicazione e diffusione di notizie, nonostante sembri che il mondo si stia orientando sempre di più online.

Programmi televisivi come “Tale e Quale Show” hanno un audience notevole, per cui mi chiedo: perché non sfruttare questo potere mediatico per sottolineare le caratteristiche professionali degli artisti, dimenticandosi completamente il colore della pelle? Il pubblico come si è abituato a vedere la BlackFace si abituerà a non vederla più, e forse finalmente con il tempo cominceremo a guardarci per quello che siamo senza soffermarci su dettagli insignificanti.  


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