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Festival delle Culture Popolari 768x515

 

L'edizione 2019 in programma fino a lunedì 11

Rete italiana di cultura popolare aiuta a creare dialogo e unione

Federica Carla Crovella

Che cosa sono e come funzionano le comunità? Che cosa significa fare comunità? Dall'8 all’11 novembre la XIV Edizione del Festival delle Culture Popolari proverà a rispondere a questa domanda e a molte altre inerenti al tema.

Il senso di "fare comunità" è il fulcro delle giornate organizzate e promosse dalla Rete italiana di cultura popolare, «associazione di promozione sociale che opera su base locale, nazionale e transnazionale», che mette in relazione territori, enti locali, associazioni, biblioteche, scuole, singoli operatori, con l’obiettivo di incoraggiare politiche socio-culturali attente alla tradizione, come strumento che crea senso di appartenenza, ma al contempo prende le distanze da una retorica nostalgica.

Attraverso spettacoli, musica, dibattiti e molto altro, tutto dislocato in diverse sedi della città, si cercherà di creare un dialogo continuativo tra passato e presente. L’ente rivolge particolare attenzione alle nuove generazioni, per rinsaldare legami tra esse e la storia del territorio in cui vivono.

Durante il festival associazioni e cittadini potranno toccare con mano che in Italia si sta lavorando per costruire nuove comunità e (re)inventare quelle già esistenti, partendo dai bisogni di chi abita i territori: il primo passo è agire non per la comunità, ma con la comunità. Operativamente, la Rete ascolta e affianca le singole realtà locali, studiandone i riti e le feste, tradizionali e nuove, il modo in cui ciascuna costruisce senso di appartenenza e produce e utilizza risorse che creino integrazione e inclusione. Si susseguiranno tanti momenti performativi, durante i quali condividere il desiderio di entrare a far parte di una comunità.

Questi quattro giorni chiameranno a raccolta realtà locali, ma anche internazionali, che contribuiranno a diffondere alcuni strumenti che si sono mostrati efficaci, ad esempio il Portale dei saperi, la Portineria di comunità, la Piazza delle Ogr e il "Dizionario che cura le parole" del Fondo Tullio De Mauro.

In tutta Italia, ma soprattutto nelle zone rurali del nord, l’11 novembre si ricorda San Martino di Tours, noto per aver riparato dal freddo un povero mendicante nudo con metà del proprio mantello, santo a cui sono connessi tanti detti, proverbi e usanze regionali. Con il tempo la giornata è stata legata al concetto di rinnovamento, alla conclusione di un percorso e l’inizio di uno nuovo: ecco perché in queste giornate la Rete presenta pubblicamente i progetti terminati e quelli iniziati da poco, mostrando come ogni passaggio da una fase vecchia a una nuova comporti sempre innovazione.

Il festival si apre oggi, venerdì 8 novembre, alle 16,30 al Polo del ‘900 (via del Carmine 14) con “Murmurii, pensieri sotto il muro”, incontro che avrà al centro un quesito: Cosa resta a trent'anni dalla caduta del muro di Berlino? Durante questo primo appuntamento si cercherà di capire come si possano abbattere i “muri di ieri”, evitando siano da ostacolo per il nostro presente e si costruirà un simbolico muro di cartone; seguirà alle 18.30 un Flash mob artistico che riproporrà lo spirito di festa della caduta del muro di Berlino. I musicisti che desiderino partecipare possono scrivere a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; alle 20.30 in Piazzetta della Visitazione ci sarà un aperitivo, con musica e narrazioni sul tema dei "Muri", organizzato dal Gruppo Abele e l’Associazione Cantabile Onlus.

Il punto di ritrovo nella mattinata di sabato, 9 novembre, a partire dalle 10, sarà in via Cappel Verde 2/angolo via XX Settembre, presso Casa Giglio; una casa che accoglie gratuitamente alcune famiglie in difficoltà economiche di bambini ricoverati all’ospedale Infantile Regina Margherita. Dopo l’incontro con le famiglie ci sarà una passeggiata per conoscere i “Vicini di Casa”, ovvero chi contribuisce al loro benessere con offerte e sostegno pratico; alle 15 in via dell’Arsenale 27 sarà presentato il primo volume del “Dizionario che cura le parole”, l’incontro sarà a cura di Chiara Saraceno, presidente della Rete Italiana di Cultura Popolare, e Silvana Ferreri, professore ordinario di didattica delle lingue moderne all’Università della Tuscia di Viterbo.

In serata “Le Ogr diventano una piazza”: questo è il titolo dell’evento (corso Castelfidardo 22) che comincerà alle 19.30 con un aperitivo su invito e vedrà tavole rotonde e dibattiti per creare «condivisione delle storie operaie in una narrazione che riporta il Borgo alle sue Officine».

La giornata di domenica, 10 novembre, si aprirà ancora alle Ogr, con il secondo forum nazionale di “Indovina chi viene a cena?”, previsto per le 10.30. Insieme si penserà alla seconda edizione del progetto: chi lo desidera potrà condividere una cena con una famiglia straniera, che aprirà la propria casa agli ospiti, non per realizzare un progetto gastronomico, ma di relazione e comunanza, per abbattere le barriere culturali anche attraverso il cibo.

Seminari, dialoghi e tavole rotonde si susseguiranno per tutta la giornata, fino all’incontro conclusivo del festival, previsto per il giorno successivo, lunedì 11 novembre alle 17 (via Dell’Arsenale 27)  presso il Fondo Tullio de Mauro. Il “Dizionario che cura le parole” verrà aperto per tutte le scuole che vorranno aderire: gli insegnanti, insieme ai loro allievi, sceglieranno una parola dal Dizionario per produrre un podcast.

Il programma completo del festival è consultabile all’indirizzo: https://www.reteitalianaculturapopolare.org/; per ulteriori informazioni scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


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