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DiocesiTorino teologia pub

 

Tra una birra e uno spritz si parla di religione

Primo incontro al bar per parlare di fede. Altri sono in programma da febbraio ad aprile

Mara Milanesio

"L'idea del pub teologico è un qualcosa da vivere, per sperimentare il sapore e il gusto di ciò che piace ed è buono, dopo averlo oculatamente scelto,  un po' come si fa nei veri pub tra gli intenditori di buona birra. Un approfondimento verticale, così come è profondo un buon boccale di birra, un approfondimento esistenziale che nella testa si muove verso il cuore e dal cuore si muove verso la mente in modo bidirezionale. Una bi-direzionalità di profondità, di teologia, di riflessione a partire dalla Sua esistenza."

Così, Vincenzo Camarda, professore di religione, definisce il ciclo di incontri che modera di Teologia al pub promossi da don Luca Peyron, direttore della Pastorale Universitaria.

Perché la scelta di andare nei pub per parlare di teologia?

"Questo vuole essere un modo nell'informalità del contesto di portare degli approfondimenti di testimonianza. Il format è sempre lo stesso: si cerca di affiancare una figura consacrata a una o più persone non consacrate, in un dialogo che con grande piacere modero e che non è mai preimpostato, ma che diventa vera interlocuzione con tutte le persone e i ragazzi presenti.

Si sono svolti già due incontri. Nel primo il tema di riflessione ha contestualizzato tutto il percorso con il direttore della Pastorale universitaria della diocesi di Torino affrontando il tema della fede al quale è seguito, nel secondo incontro il tema della santità,  in collaborazione con un frate di testimonianza del Monte del Cappuccini. Il prossimo incontro sarà nel mese di febbraio con un incontro sulla relazionalità nell'affettività. Cerco di moderare gli incontri tematici che abbiamo organizzato anche rispetto al periodo dell'anno liturgico."

Ma come è nata l'idea di accostare la teologia al luppolo?

L'idea è nata da una condivisione tra chi arriva dal mondo della comunicazione e chi con la comunicazione opera nel suo agire pastorale. Tutto è nato volendo trovare dei "modi aggiunti" e non "aggiuntivi" per rispondere alla bella provocazione di papa Francesco, di una Chiesa che deve essere sempre più in uscita, non solo dal punto di vista delle idee innovative. E da lì è partita la sperimentazione, al passo con i tempi, con il contenuto antico ma sempre nuovo.  Per esempio, quando faccio lezione ai ragazzi dico che siamo nell'era del post moderno, siamo stati capaci di quasi di tutto fin ora ma nessuno ha sorpassato quella bellezza comunicativa che è dietro all'espressione usata da Gesù che lascia un comando nuovo "Amatevi come io vi ho amati". Nulla è più innovativo di questo comandamento perché è la continua fase di ricerca e di realizzazione dello stesso.

Quali sono le persone che partecipano a questi incontri?

Cerchiamo di coinvolgere. Il coinvolgimento è proprio sullo spirito di gratuità volontaria, del tam tam, del passaparola e della voglia di esporsi nella testimonianza di vita. Le persone veramente coinvolte sono le persone che partecipano agli incontri non solo ponendo delle domande, ma portando a loro volta quesiti e testimonianze , dubbi più profondi e personali.

E dopo i primi due incontri che idea è stata percepita?

Le impressioni su questi primi due appuntamenti è una sensazione davvero particolare, da un lato la bellezza della novità, la seconda il radicamento di un qualcosa che sta crescendo. Mai come in questa occasione il paragone del seme che sta spuntando per poi rifiorire è l'immagine che sintetizza questo percorso che, già nel secondo appuntamento ha dato una risposta più che significativa: una bella prova di tanti vignaioli disposti a collaborare e a zappare nella stessa vigna!

Vignaioli che si rincontreranno e che hanno nuovi progetti futuri?

I progetti futuri sono l'invito al prossimo incontro, quello di febbraio, nel quale ci sarà una coppia come testimonianza con un sacerdote. Finito questo primo ciclo ci riserviamo di rispondere a quello che man mano risulterà essere necessario, incontro dopo incontro. Credo che questa possa essere una pratica di condivisione trasversale, non solo in ambito torinese, ma interregionale.


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