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E' la prima residenza fittizia in Italia

La sindaca Appendino: " mi auguro che Torino possa essere presa ad esempio"

Federica Carla Crovella

Fatto costruire da Filippo Juvarra nel 1700, il palazzo di Via Corte d’Appello 16 a Torino è stato per molti anni la sede del Palazzo di Giustizia, chiamato anche Palazzo dei Supremi Magistrati o Curia Maxima.

Oggi ospita alcuni uffici e assessorati comunali e da ieri è diventato anche la residenza di tante donne vittime di violenza.

Il Centro Antiviolenza della città di Torino, ha recentemente manifestato la necessità di un istituto anagrafico che permetta alle donne di tenere riservato il proprio indirizzo di residenza e, in tal modo, tutelarsi e proteggere anche i figli minorenni in condizioni di pericolo.

Sono ancora troppi i casi in cui, nonostante i divieti di avvicinamento alle vittime, la violenza continua a perpetrarsi; dunque, a Torino sarà a disposizione una residenza fittizia, presso l'Assessorato ai diritti della Città di Torino, denominata Casa Marti in memoria di Marti Gianiello Guida, poetessa e attivista scomparsa di recente. Le donne potranno richiedere qui la residenza, ma sarà garantita la secretazione del loro reale indirizzo.

La scelta di istituire la “residenza protetta” nasce poiché, per legge, anche le donne vittime di violenza sono tenute a dare indicazioni, tracciate e reperibili, sulla loro residenza, accessibili a chi sia giuridicamente interessato; quindi, si tratta di dati potenzialmente reperibili anche dagli autori dei soprusi con cui le donne costituiscano ancora un nucleo famigliare. Allora, nel rispetto della legge, verrà fornita una residenza anagrafica presso la quale far recapitare comunicazioni utili, ma non si potrà risalire al luogo in cui le vittime decidono di risiedere fisicamente dopo aver sporto denuncia, tutelando così la loro incolumità.

Ieri, proprio presso la sua sede in Via Corte d’Appello, è stato presentato ufficialmente il progetto, alla presenza dell’assessore ai diritti Marco Giusta, della sindaca Chiara Appendino e della responsabile del Centro Antiviolenza della Città Patrizia Campo.

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L’auspicio è che questa buona prassi venga estesa anche ad altri comuni, non solo del Piemonte, ma d’Italia, poiché ad oggi riguarda unicamente le donne che vivono a Torino. Marco Giusta si è mostrato orgoglioso di questa misura e ha manifestato la disponibilità ad aiutare altri comuni nell’avvio di questo percorso. Ha sottolineato anche come il piano antiviolenza della città di Torino unisca diversi assessorati, che devono mobilitarsi per un problema «sistematico, sistemico e culturale, radicato nel nostro paese».

La sindaca Chiara Appendino ha sottolineato come l’istituzione della residenza fittizia sia «un passo molto importante anche perché è una questione che è emersa dai centri antiviolenza, quindi una richiesta che arriva dalle donne». Ha espresso il proprio ringraziamento agli uffici che hanno contribuito alla riuscita dell’iniziativa, che ha definito «un atto amministrativo che ha anche una grande valenza politica», perché coinvolge vari assessorati e ha manifestato la speranza che possa estendersi a molte altre regioni.

Ha mostrato grande soddisfazione per il traguardo raggiunto anche la presidente Patrizia Campo: ha spiegato che questa iniziativa potrà facilitare la vita di molte donne, poiché anche dal problema della residenza anagrafica dipende la riuscita del loro percorso per uscire dalla violenza e senza una residenza queste donne non potrebbero godere di tutta una serie di diritti. Inoltre, ha fatto notare che nel 2019 le donne accolte dal Centro Antiviolenza di Torino sono state 220; dunque, quello della violenza sulle donne si conferma un problema grave, che richiede un intervento robusto e compatto da parte delle istituzioni.

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