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04 Mauthausen

                                                                                

19 fotografie e 5 pannelli esposti fino all'8 febbraio

Oggi l’inaugurazione della mostra che illustra la storia dei campi di sterminio

Federica Carla Crovella

Nel 2003 George Didi-Huberman pubblicava Immagini malgrado tutto; un libro che riflette sulla realtà dei campi di sterminio nazisti, che oggi a noi sembra qualcosa di inimmaginabile. Tuttavia, l’autore dice ben altro: tutto questo è stato reale e oggi si può e si deve non solo immaginare, ma guardare per ciò che è stato.  Didi-Huberman esorta a non “fuggire” da quanto è avvenuto, malgrado tutto; malgrado la difficoltà e i tentativi negazionisti con cui spesso oggi si cerca di sottrarsi a qualcosa di troppo grande e pesante. Il testo vuole anche indagare i limiti e le potenzialità dell'immagine a rappresentare questa atroce realtà che, volente o nolente, fa parte della nostra storia.

L’autore del testo non parte da qualcosa di astratto, ma da alcune foto «strappate all'inferno di Auschwitz»; ovvero immagini che sono arrivate fino a noi proprio dal campo di concentramento, scattate dai membri del Sonderskommando; la “squadra speciale” di detenuti ebrei che a mani nude doveva procedere allo sterminio dei propri compagni.  In caso di rifiuto, la pena sarebbe stata l’immediata uccisione, che era soltanto posticipata, perché di loro non doveva restare traccia; infatti, periodicamente i membri della squadra venivano opportunamente eliminati e sostituiti.

visita al campo di concentramento di Auschwitz Birkenau 8

Così scrive Primo Levi nel suo libro I sommersi e i salvati, dedicato proprio a queste figure: «dovevano essere gli ebrei a mettere nei forni gli ebrei, si doveva dimostrare che gli ebrei, sotto-razza, sotto-uomini, si piegano a ogni umiliazione, perfino a distruggere sé stessi».

In un giorno d’estate del 1994, la necessità di documentare l’atrocità del loro lavoro e informare il mondo di quanto avveniva dentro i confini del campo spinge alcuni membri della squadra speciale a scattare delle foto; malgrado tutto, malgrado l’enorme rischio di essere scoperti e uccisi, pur di non permettere che tutto sprofondasse nel silenzio.

Uno scatto ritrae il forno crematorio di Auschwitz, un altro la cremazione di cadaveri in apposite fosse di incinerazione e ancora donne nude spinte verso le camere a gas; sono foto a tratti sfocate, imprecise nell’inquadratura, che testimoniano l’urgenza del momento in cui sono state scattate.

cremator in auschwitz birkenau

Negli anni la fotografia è diventata molto spesso uno strumento per ricordare l’orrore della Shoah e, ancora una volta, in occasione della Giornata della Memoria si ricorre alle immagini e al loro potenziale.

Alla Cascina Roccafranca di Torino (via Rubino 45), dal 20 gennaio al 8 febbraio sarà esposta la mostra di Renzo Carboni, dal titolo “Origine, sviluppo e trasformazioni dei campi di concentramento nazisti, 1933-1945”. In questo caso si vuole raccontare l’evoluzione dei campi di concentramento del Terzo Reich, pensati come modello per una società auspicata dai nazisti per la Germania e per l’intera Europa, liberata dagli elementi considerati “estranei” dal punto di vista politico, sociale e razziale, mediante repressione, sfruttamento economico, sterminio. L’inaugurazione della mostra, curata da Renzo Carboni e Marisa Quirico è avvenuta il 23 gennaio con proiezione del filmato "Pio Bigo sopravvissuto a sette lager", che ha raccontato la vicenda dell'operaio di Druento deportato e liberato nel '45. L’ultimo appuntamento della rassegna in Cascina Roccafranca è per domenica 26 alle 21, con la proiezione del film “L’uomo del banco dei pegni”, sulla figura di Sol Nazerman, insegnante ebreo sopravvissuto ai campi di sterminio.

Da segnalare anche un’altra mostra fotografica di Renzo Carboni, visitabile fino al 2 di febbraio presso il Circolo Arci 2D Lingotto di Torino (via Ventimiglia 195/A), dal titolo “Al di qua e al di là del cancello”, che ha per oggetto ancora una volta i campi di sterminio.

Belzec campo

Abbiamo chiesto a Marisa Quirico e Renzo Carboni di raccontarci qualcosa in più sull’esposizione in Cascina Roccafranca e darci il loro punto di vista sulla possibilità oggi di narrare per immagini la tragedia dello sterminio.

Come è organizzata la mostra e quali obiettivi si pone?

La mostra consta di 19 fotografie alternate a 5 pannelli che illustrano la storia dei campi di concentramento nazisti dal 1933 al 1945, compresi i campi di sterminio, la loro evoluzione e le loro trasformazioni in base alle funzioni che hanno avuto nel corso di tutto il periodo.

L’obiettivo è di far conoscere che i campi furono uno strumento di terrore, di sterminio e di sfruttamento economico, che nei campi finirono e morirono diverse categorie di persone, che furono un elemento essenziale nel sistema di dominio del Terzo Reich e il modello di una società epurata da tutti gli elementi considerati dai nazisti estranei dal punto di vista sociale, politico ed etnico. (Marisa)

Per la locandina che annuncia la mostra avete scelto una frase di George Didi-Huberman: «Occorre qui prestare all’immagine la stessa attenzione che si presta alla parola dei testimoni»; dunque, che valore hanno le citazioni dei testimoni che avete accostato alle fotografie?

Le parole dei testimoni sintetizzano il soggetto della fotografia, il quale a sua volta suggerisce ulteriori informazioni secondo quanto scriveva Roland Barthes: “in ogni fotografia ogni oggetto rimanda ad un sottofondo, ad una memoria” (Renzo)

Come pensate che questa mostra possa contribuire, per dirla alla Didi-Huberman, a rendere immaginabile quanto è accaduto?

“Immagini malgrado tutto” per quanto riguarda il mio lavoro di ricerca fotografica e storica significa immagini malgrado quello che è stato non sia più documentabile. Le immagini di alcuni dettagli dei campi oggi abbinate alle parole dei testimoni possono aiutare a costruire ulteriori memorie. (Renzo)

Tutti gli appuntamenti della rassegna sono a ingresso libero; le visite guidate per le scuole richiedono appuntamento.

Per ulteriori informazioni contattare la Cascina Roccafranca, via Rubino 45, Torino al numero 011.01136250 o all’indirizzo e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Foto: Krakovcard.com - viaggiatorineltempo.com - la prima e l'utima foto pubblicate sono di Renzo Carboni


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