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La “residenza fittizia” garantisce diritti e servizi

Secondo gli studi, anche fuori Torino gli homeless sono in crescita

Federica Carla Crovella

Perché mai una via dovrebbe avere un nome fittizio? Per poter dare una residenza fittizia a chi non ne ha alcuna.

Questa è la proposta che la Città di Torino e il Comitato di coordinamento territoriale della Fio.psd, Federazione italiana organismi per i senza fissa dimora, ha rivolto ai Comuni del territorio metropolitano per invitarli a creare una via “inesistente” qualora ancora non l’avessero. Infatti, per godere dei servizi garantiti dalla costituzione, la condizione necessaria è appunto avere la residenza; è così anche per chi, per i più svariati motivi, è senza fissa dimora. In caso contrario, come si potrebbe usufruire dei diritti basilari che spettano a ogni essere umano; diritto alla salute, al lavoro, all’assistenza sociale, alla difesa, al voto e così via? 

I Comuni sono tenuti a iscrivere all’anagrafe chi ne fa richiesta; quindi, un modo per assicurare il diritto alla residenza a chi invece una casa non ce l’ha, può essere creare una via “fittizia”, che non esista sul territorio. Di conseguenza, chi oggi non risulta “residente”, potrà esserlo e quindi usufruire dei servizi che spettano a ciascuno di noi.

Da un’indagine del 2017, predisposta dalla Città Metropolitana di Torino, era emerso che sul territorio erano 101 le strutture che “tendevano la mano” agli homeless, che anche fuori dal capoluogo torinese non accennavano a diminuire. Erano 101 tra dormitori, social housing, mense, centri d’ascolto per la distribuzione di beni di prima necessità e ambulatori sociali; 36 i servizi sociali impegnati quotidianamente con utenza homeless; oltre 50 i comuni interessati dal fenomeno e più di 30 quelli che concedono la residenza anagrafica in una via fittizia; 550 i senza dimora censiti.

Le ricerche non si sono fermate e un anno fa, nel febbraio 2019, si è tracciato più nel dettaglio un profilo degli homeless e si è cercato di “mettere a fuoco” alcune buone prassi messe in atto nel 2018 per affrontare il problema: i risultati sono stati presentati in un incontro dal titolo "Homeless. Chi sono e come si interviene sui territori della Città metropolitana di Torino".

Lo studio completo è reperibile qui: http://www.cittametropolitana.torino.it/speciali/2019/homeless/dwd/homeless_studio_14.03.2019.pdf

Da un’indagine recente sul tema dei senza fissa dimora, che di nuovo esclude il capoluogo piemontese, risulta che oggi i numeri sono in crescita; infatti, il 19% dei Comuni metropolitani ospita degli homeless censiti, in gran parte italiani e maschi, ma non esclusivamente. Nella maggioranza dei casi, ha rilevato lo studio, si tratta di persone che non hanno sempre vissuto in condizioni di indigenza, ma, al contrario, hanno condotto una vita normale fino a quando non si sono imbattuti in circostanze che li hanno portati a perdere la casa.

L’idea di cui Torino si è fatta portavoce, di certo non potrebbe “estirpare” alla radice il problema degli homeless e risolverlo definitivamente, ma migliorare almeno un po’ la situazione di chi già vive in condizioni precarie.

Foto: pixabay.com

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