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Piazza Vittorio gremita e, il distanziamento?

Complici estate,  ferie, voglia di normalità, ma anche incoscienza

Federica Carla Crovella

Sabato sera, ore 22.30: passeggiare in piazza Vittorio, a Torino, è un’impresa.

Passeggiare... una parola grossa. Forse sarebbe più giusto dire farsi largo tra le persone. Anche prima dell’emergenza coronavirus il centro di Torino era piuttosto affollato durante il weekend, ma adesso più che in una piazza sembra di essere in un formicaio.

I locali danno la possibilità di cenare o bere un drink all’aperto, ma gli spazi non tardano a riempirsi a dismisura, annullando completamente quel minimo distanziamento prescritto dalle ultime disposizioni per prevenire la diffusione del virus. Tante persone troppo vicine attorno ai tavoli, addirittura in alcuni punti della piazza si fa fatica a capire dove finisca lo spazio aperto riservato a un locale e dove cominci quello dell’altro. Sotto i portici la situazione non è tanto diversa.  Tutti in piedi a bere, chiacchierare e fumare come se i mesi del lockdown non fossero mai esistiti. Come se a causa del Covid-19 non fossero morte delle persone, ma, soprattutto, come se oggi il rischio di contrarre il virus fosse completamente nullo.

Sembra che con l’inizio di questa nuova fase, nella mente di tante persone l’emergenza sanitaria sia automaticamente scomparsa e non esista più la raccomandazione di non abbassare la guardia e mantenere il distanziamento.

Nella zona dei Murazzi la situazione non è migliore e per arrivare dietro la Gran Madre bisogna sgomitare.

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 In questo fine settimana Lungo Po Cadorna è diventato pedonale e in questo modo i locali che danno sul fiume hanno potuto allargare i dehors; sicuramente l’idea di chiudere al traffico la zona è stata buona, ma il rispetto delle distanze comunque manca e anche i risultati sperati.

Via Garibaldi? È altrettanto piena di persone. Anche in piazza Santa Giulia sembra non valga più il divieto di assembramento.

Per la città ci sono i controlli, ma come tenere distanti (o addirittura rimandare a casa) tante persone?

Nelle scorse settimane sono arrivate nuove regole per la movida e tutto si è svolto abbastanza ordinatamente, con controlli meticolosi e serrati da parte delle forze dell'ordine. Adesso però la sperimentazione sembra andare verso il fallimento.

Sicuramente è complice l’arrivo dell’estate e delle vacanze che aumenta la voglia di stare fuori casa e divertirsi. È da considerare anche che molti torinesi probabilmente non lasceranno la città per le ferie; ed ecco che, quindi, diventa irrinunciabile concedersi almeno le tanto amate serate in piazza fino a tarda notte. Anche la voglia di normalità e contatto umano, comune a tutti, spinge a infrangere le regole di distanziamento; in molti casi forse si tratta di una reazione emotiva ai mesi passati in isolamento; in altri, invece, entra in gioco l’incoscienza. Probabilmente, tra le persone che non si preoccupano di accalcarsi in piazza Vittorio, ci sono anche quelle che hanno minimizzato tutta la situazione che abbiamo vissuto nei mesi scorsi.

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Certamente non si può e non si potrà chiedere ai torinesi di continuare a rimanere chiusi in casa senza godersi le serate estive, ma forse servirebbe un po’più di responsabilità e attenzione, non solo per sé ma anche per gli altri. Perché non scegliere zone della città meno affollate e meno centrali per bere un drink o cenare insieme? Se c’è la possibilità, perché non usufruire del terrazzo o del cortile a casa di amici, senza “tuffarsi” subito in centro?

I gestori dei locali, tutti, per quanto sia fondamentale ripartire dovrebbero aiutare le persone ad agire con più disciplina limitando il più possibile gli ingressi, controllando il rispetto delle distanze e imponendo regole più serrate. Molti sicuramente già lo fanno, altri forse meno, ma il vero problema restano le azioni dei singoli cittadini.

Sorge spontaneo chiedersi, a questo punto, quanto senso abbia avuto tenere chiuse le scuole fino a oggi, se poi esplode la movida in modo incontrollato e irresponsabile. Non sarebbe stato più semplice (e realistico) gestire il distanziamento in aula e permettere agli studenti di concludere l’anno in presenza?

Non resta che vedere le evoluzioni dei prossimi mesi estivi.

Foto: Federica Crovella


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