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protesta anita lisa

 La contestazione di Anita e Lisa

 Davanti alla loro scuola per chiedere il rientro in aula e lezioni in presenza

Federica Carla Crovella

Per quasi un mese l’ingresso della scuola media Calvino di Torino è stato “presidiato”. Anita e Lisa ormai non sono nomi nuovi da queste parti: le dodicenni che hanno dato il via alla protesta contro la Dad, collegandosi alle lezioni online con il resto della classe non da casa, ma da Via Sant’Ottavio. Erano presenti anche loro alla protesta del 6 dicembre scorso, insieme a circa 200 persone, davanti alla sede della Regione Piemonte per chiedere di tornare a scuola in presenza.

Ma facciamo un passo indietro e andiamo con ordine. È il 6 novembre quando Anita, seconda media, si presenta di prima mattina fuori da scuola per seguire le lezioni online e, con tanto di libri e tablet, si siede sui gradini. Il suo gesto di protesta è stato promosso dal movimento «Priorità alla Scuola», che unisce studenti, professori e famiglie.

La mamma è d’accordo con le sue convinzioni fin da subito e in un’intervista a La Stampa dice che tornare in classe è necessario, ma anche più sicuro. Fa notare che i ragazzi non rinunciano al loro bisogno di socialità e si incontrano comunque, ma fuori da scuola le regole sono avvertite in modo meno rigido. Ecco che, allora, diventa più pericoloso tenere le scuole chiuse.

Il 7 novembre davanti a scuola arriva il banco e anche la compagna di classe Lisa. Le due ragazze non demordono: chiedono di tornare in presenza per via dei tanti limiti della Dad, tra cui l’interazione limitata tra compagni e con i docenti. Fanno notare che anche l’attenzione è difficile da tenere alta davanti a un computer. Un pensiero va agli studenti che, per motivi soprattutto economici, non possono usufruire facilmente delle piattaforme online e perdono il diritto all’istruzione.

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L’11 novembre arriva una telefonata inaspettata: la Ministra Azzolina è solidale con Anita e auspica di riaprire le scuole il prima possibile.

Tanti cittadini mostrano solidarietà alle due ragazze. Ad esempio, un signore, intervistato da Torino Today, racconta che, col permesso dei genitori, ogni giorno porta loro la merenda.  

La contestazione delle due ragazze in poco tempo fa il giro dell’Italia ed è ribattezzata “Schools for Future”, che, neanche a dirlo, ricorda il movimento ambientalista “Fridays for Future”. La protesta inizia ad allargarsi il 13 novembre, quando una decina di ragazzi si ritrovano anche fuori dal liceo classico 'Gioberti' di Torino, poco distante dalla scuola di Anita. Già all’inizio di novembre, anche Maia, sedici anni, terzo anno di liceo, aveva deciso di seguire le lezioni fuori da scuola. È stata la prima, poi l’hanno raggiunta in molti.

Torniamo alla Calvino. Il 17 novembre Anita e Lisa ricevono un altro regalo inaspettato. Due piccole chiavi, accompagnate da un biglietto, sulle quali sono stati dipinti un panda e una tigre. Il pensiero arriva da Silvano e la moglie Lella, che non hanno potuto comprare nulla, dato che i negozi sono chiusi. Hanno deciso di trasformare le chiavi, raccontano nel biglietto, che “rappresentano la vostra volontà di non farvi chiudere né dentro né fuori, in un 'gioiello' che spero vi piacerà. Dipinto sopra un fiero animale che come voi lotta, senza violenza ma solo con impegno, volontà e speranza. Avanti così! Brave”. Così riporta l’ANSA.

Venerdì 20 novembre arriva il secondo appuntamento “Schools for Future”: davanti al liceo Gioberti ci sono circa trenta ragazzi con libri e tablet. A nulla serve la circolare della dirigente scolastica Miriam Pescatore, che vieta di seguire le lezioni fuori dalle rispettive case: i ragazzi non si fermano.

Verso la fine di novembre Alberto Cirio mostra sostegno agli studenti che si mobilitano contro la Dad e li incontra in Piazza Castello. Il Presidente manifesta la speranza e la volontà di riaprire le scuole, ma presto si accorge che non è possibile farlo in sicurezza, soprattutto per via dell’aumento dei contagi tra i giovani e il sovraccarico dei trasporti. Stesso obiettivo, ma tempi diversi e Cirio prosegue sulla linea dura: avanti con la Dad per le seconde e le terze medie e per le superiori fino al 7 gennaio.

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I giudici del Tar concordano, ma Anita, Lisa e Maia non si arrendono. Dal 29 novembre mandano un segnale forte: seguono le lezioni da piazza Castello, proprio davanti alla Regione. Nemmeno la neve dei primi giorni di dicembre le fa desistere, ma semplicemente si spostano sotto i portici per ripararsi, portandosi tablet, libri, ma anche striscioni, cartelli, termos caldi e coperte.

Il 9 dicembre arriva anche il papà di Lisa in piazza Castello. Insegna in un istituto superiore e ha deciso di unirsi ai ragazzi, perché, ha detto all’ Agi: “la questione è diventata politica e non di emergenza sanitaria". Certo, la valenza politica non dovrebbe andare a discapito dei ragazzi, sia dal punto di vista scolastico ma anche umano e salutare.

Accanto alle manifestazioni di solidarietà non sono mancate le critiche alle dodicenni che hanno dato il via alla protesta. C’è chi le ha paragonate a Greta Thunberg, per lo stesso modo di portare avanti la protesta, in strada, con striscioni e cartelli. Se Greta ha scioperato dalla scuola, Anita continua a seguire le lezioni, piuttosto sciopera dalla scuola a casa.  

Un punto in comune sono proprio le critiche di alcuni. C’è chi parla di strumentalizzazione delle ragazze e desiderio di popolarità degli adulti, più che di convinzione per le cause che si portano avanti.

Indubbiamente Greta e Anita sono diventate simbolo di due lotte, l’una per l’ambiente e l’altra per la scuola, e in comune hanno la volontà di far sentire la propria voce. Ma Anita non vuole somigliare a Greta, e come si legge sull’ANSA, ha detto: "Io però non voglio essere famosa, voglio solo tornare a scuola".

Foto: orizzontescuola.it - Ansa.it


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