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lapide foibe

 Davanti alla lapide di corso Cincinnato

Organizzata da Torino Tricolore, alla presenza di Luigi, figlio di Sergio Vatta, esule dalmata

na.ber.

 Il ricordo più forte della pandemia.

Ieri sera, mercoledì 10 febbraio, un centinaio di persone si sono date appuntamento di fronte alla lapide di corso Cincinnato, in memoria dei Martiri delle Foibe tra cui esuli istriani, dalmati e fiumani per ricordare, gli italiani uccisi da Tito, accompagnati dalle parole di Luigi Vatta, figlio di Sergio Vatta, esule dalmata.

Una tragica pagina della storia: dopo gli orrori nazisti, il massacro di italiani inermi, colpevoli solo di essere italiani, per mano delle forze comuniste, guidate da Josip Broz con il nome di battaglia "Tito".  Tra il maggio e il giugno del 1945 migliaia di italiani dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia furono obbligati a lasciare la loro terra. Altri furono uccisi, gettati nelle foibe o deportati nei campi sloveni e croati. Secondo alcune fonti le vittime di quei pochi mesi furono tra le quattromila e le seimila, per altre diecimila.

Le uccisioni di italiani - nel periodo tra il 1943 e il 1947 - furono almeno 20mila. Gli esuli italiani costretti a lasciare le loro case almeno 350mila, molti dei quali si stabilirono a Torino, e come recita la lapide di corso Cincinnato - voluta dal Comune - "contribuendo efficacemente allo sviluppo e alla costruzione della comunità di Lucento-Vallette".

fiaccolata foibe

Una morte atroce. Le uccisioni avvenivanocon una credeltà inaudita. I "condannati" venivano legati l’un l’altro con un lungo fil di ferro stretto ai polsi, e schierati sugli argini delle foibe. Quindi si apriva il fuoco trapassando, a raffiche di mitra, non tutto il gruppo, ma soltanto i primi tre o quattro della catena, che, precipitando nell’abisso, morti o gravemente feriti, trascinavano con sé gli altri sventurati, condannati così a sopravvivere per giorni sui fondali delle voragini, sui cadaveri dei loro compagni, tra sofferenze inimmaginabili.

«Ringraziamo Luigi Vatta per il suo prezioso e toccante intervento - polemizzano gli organizzatori di Torino Tricolore -. Ricordiamo tra l’altro che, proprio in questi giorni, è stata censurata la sua presenza, precedentemente approvata, a un incontro organizzato dalla Consulta degli studenti, segno questo che una certa parte politica vuole, ancora oggi, insabbiare quelle atroci vicende».

E concludono:

«Anno dopo anno, con impegno e costanza, abbiamo dato a Torino un ricordo degno di questo nome ai tanti italiani uccisi nelle foibe e l’anno prossimo abbiamo tutta l’intenzione di fare le cose ancora più in grande, perché nessuno si azzardi mai più a provare a nascondere ciò che accadde in quelle terre».


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